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zanardelli

Lo statista

Giuseppe Zanardelli (Brescia 29 ottobre 1826 – Maderno 26 dicembre 1903)
Lo statista bresciano ebbe un ruolo decisivo nell’affermazione del marmo bresciano come pietra monumentale in Roma capitale, fra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento. Si tratto di un modo – uno dei tanti – con cui Zanardelli contribuì allo sviluppo dell’economia della sua provincia e in particolare del sistema industriale bresciano.
Dopo la giovanile attività forense, pubblicistica e culturale, Zanardelli attraversa tutta la vicenda politica del giovane stato unitario, dal 1860 fino alla morte sopraggiunta nel 1903, come parlamentare eletto inizialmente nel collegio di Gardone Valtrompia e poi in quello di Iseo, senza disdegnare elezioni e impegni nel consiglio comunale e nel consiglio provinciale di Brescia. Con l’avvento al potere della sinistra storica iniziano per lui gli incarichi ministeriali: nel primo ministero De Pretis (25 marzo 1876 – 25 dicembre 1877) è ministro dei Lavori pubblici; nel governo guidato da Benedetto Cairoli (25 marzo – 19 dicembre 1978) è ministro degli Interni; nel terzo governo De Pretis (29 maggio 1881 – 25 maggio 1883) è ministro di Grazia e giustizia. Torna al governo con i due dicasteri presieduta da Crispi (29 luglio 1887 – 9 marzo 1889 e 9 marzo 1889 – 6 febbraio 1891) sempre come ministro di Grazie e giustizia. L’1 gennaio 1890 entra in vigore il nuovo codice penale che porta il suo nome.
Presidente della Camera dal 24 novembre 1892 al 20 febbraio 1894, ai primi di dicembre del 1893 viene chiamato da re Umberto I a tentare di formare un nuovo governo: il tentativo fa naufragio e lascia il campo a un nuovo governo Crispi.
Rieletto presidente della Camera il 6 aprile 1897, nel dicembre successivo entra in un nuovo governo Di Rudinì ancora come ministro di Grazia e giustizia. Ne esce il 17 novembre 1898 quando è eletto per la terza volta presidente della Camera.
Il 5 febbraio 1901 vara un governo nel quale sono presenti sinistre, moderati, radicali e, per la prima volta, i socialisti. E’ presidente del Consiglio fino al 29 ottobre 1903.
Il suo contributo allo sviluppo del bacino marmifero bresciano è decisivo. Amico personale di imprenditori del settore come Davide Lombardi, Simone Gaffuri e Luigi Massardi, riceve e asseconda frequenti loro richieste per agevolare l’ottenimento di commesse per l’edilizia monumentale che sta cambiando il volto della capitale: Vittoriano, Palazzo di Giustizia, ponti. Si occupa anche del problema delle convenzioni ferroviarie per il trasporto dei massi da Brescia alla capitale, e all’occorrenza viene anche evocato come mediatore per sanare conflitti commerciali e societari sorti fra le imprese bresciane.
Giuseppe Zanardelli è ministro degli Interni quando prende forma la decisione di ricordare Vittorio Emanuele II con un monumento nazionale, ed è lui a illustrare alla Camera, il 4 aprile 1878, il relativo progetto di legge. Nel febbraio del 1888 Zanardelli interviene direttamente su Cesare Correnti, membro della commissione per il monumento, affinchè per il Vittoriano venga impiegata la pietra bresciana “nell’interesse dell’industria nostra”.  Ed è presidente del Consiglio nel 1903 quando i lavori per il Vittoriano riprendono slancio e viene stipulato un nuovo contratto di fornitura con entrambe le grandi aziende bresciane: la Davide Lombardi e la Gaffuri e Massardi.
Nel quindicennio che intercorre fra le due date sono documentati contatti costanti fra lui e gli imprenditori bresciani del marmo, che non mancano di sottoporgli i più diversi problemi che si frappongono nei rapporti con i ministeri romani. Trovando in Zanardelli, puntualmente, ascolto e aiuto.